LADISPOLI – «Non possiamo che essere profondamente preoccupate per l’ennesimo caso di violenza ai danni di una donna, che solo grazie all’allarme lanciato dal figlio della vittima non si è trasformato in una tragedia». Inizia così il comunicato diffuso dal Gruppo UDI Ladispoli e Cerveteri “Nilde Iotti”, che interviene sul recente tentato femminicidio avvenuto a Ladispoli.
Secondo l’associazione, l’episodio ripropone con forza il tema della violenza di genere che troppo spesso si consuma all’interno delle mura domestiche, lontano dagli occhi della collettività. «La donna – sottolinea l’UDI – è spesso lasciata sola e, in alcuni casi, addirittura non creduta».
Per questo il gruppo chiede un rafforzamento della rete territoriale di protezione, valorizzando sia gli strumenti nazionali, come il numero antiviolenza 1522, sia i servizi presenti sul territorio. In particolare, l’UDI sollecita il potenziamento del Consultorio, del Centro Antiviolenza e dello Sportello Antiviolenza, chiedendone il ritorno in una sede stabile e adeguatamente attrezzata all’interno della Casa di Comunità, come avveniva prima dei lavori di riqualificazione.
Nel comunicato vengono richiamati anche i dati dell’Osservatorio Femminicidi, Lesbicidi e Trans*cidi di “Non Una di Meno”, secondo cui dall’inizio del 2026 sono stati registrati 42 femminicidi. A questi si aggiungono almeno 64 tentati femminicidi riportati dalle cronache nazionali e locali e almeno sei omicidi correlati di persone rimaste coinvolte nel tentativo di fermare gli aggressori.
«Siamo stanche di dover continuamente aggiornare questa orribile contabilità», afferma l’UDI, che rinnova l’appello a investire maggiormente nella rete dei Centri antiviolenza e delle Case rifugio, oltre a promuovere percorsi di educazione e formazione nelle scuole per diffondere, fin dall’infanzia, la cultura del rispetto e della parità.
«La violenza di genere – conclude il Gruppo UDI Ladispoli e Cerveteri “Nilde Iotti” – è una battaglia culturale e di civiltà che riguarda l’intera società».