Si intitola “Oltre le sbarre” la nuova raccolta poetica di Francesco Certo, un’opera che supera i confini dell’immaginazione per entrare concretamente negli istituti di pena italiani. Un progetto ambizioso e dal forte valore umano, che tra aprile e maggio vedrà l’autore protagonista di sette incontri con i detenuti, con l’obiettivo di ascoltare, comprendere e confrontarsi con chi vive la realtà della reclusione.
“Oltre le sbarre” non è soltanto un titolo evocativo, ma una dimensione reale che Certo si prepara a esplorare in prima persona. Nelle sue poesie, l’autore si immedesima in un detenuto: un uomo che, dalla propria cella, osserva il mondo esterno e tenta un’evasione simbolica, fatta di pensieri, ricordi e desiderio di libertà. La scrittura diventa così uno strumento di riscatto, una via per “salvare l’anima”, come ama ripetere il poeta.
Pur non avendo mai vissuto direttamente l’esperienza del carcere, Certo racconta di aver tratto ispirazione da un incontro casuale con un ex detenuto: un dialogo breve, ma sufficiente ad accendere una riflessione poi sfociata nella sua diciassettesima raccolta.
Da qui nasce l’idea di portare la poesia proprio dove prende forma il tema centrale del libro. Il progetto, sostenuto dall’associazione Seconda Chance e in particolare da Flavia Filippi, prevede una serie di appuntamenti in diverse strutture penitenziarie italiane.
Il primo incontro è in programma il 15 aprile presso la Casa di Reclusione di Civitavecchia, organizzato da Anna Buccafusca. Seguirà una settimana intensa di appuntamenti in Piemonte, dal 27 al 30 aprile, nelle carceri di Ivrea, Fossano, Alba, Biella e Asti, coordinati da Martina Piazza. L’ultima tappa si terrà il 15 maggio a Prato, con la mediazione di Sara Benvenuti.
Un percorso che vuole essere prima di tutto uno scambio: tra chi vive la libertà e chi ne è temporaneamente privato. Un dialogo aperto, capace di mettere in relazione esperienze diverse e forse di generare nuove forme di espressione condivisa.
“Mi piacerebbe che questo progetto si sviluppasse – ha spiegato Certo –. Sarebbe interessante capire se le sensazioni dei detenuti coincidono con quelle che ho raccontato e magari costruire insieme nuovi percorsi di scrittura”.
Un’iniziativa che prova a portare una boccata d’aria in un contesto segnato da ritmi lenti e ripetitivi, affidando alla poesia il compito di creare connessioni, accorciare distanze e restituire voce a chi spesso resta inascoltato.