Dopo quasi dieci anni tra attese, annunci e lavori a singhiozzo, Ladispoli si avvicina finalmente all’apertura del suo cine-teatro. Un traguardo atteso dalla città, che però non mette al riparo l’amministrazione comunale dalle critiche politiche.
A intervenire è Sinistra Italiana Ladispoli – AVS, Circolo “Mahsa Amini”, che solleva dubbi su gestione, costi e prospettive della struttura.
Gestione e costi pubblici nel mirino
Nel mirino dell’opposizione finisce innanzitutto la scelta di affidare il bene pubblico a privati per un periodo di 20 anni a canone azzerato. Una decisione contestata da tempo: secondo Sinistra Italiana, infatti, la struttura avrebbe potuto essere resa operativa già nel 2017 con un investimento contenuto, evitando l’attuale operazione finanziaria, oggi finita anche sotto l’attenzione della Corte dei Conti.
Carenze infrastrutturali
Altro nodo riguarda il contesto urbano. Il rischio, sottolineano dal circolo, è quello di una “cattedrale nel deserto”: l’area circostante sarebbe priva di marciapiedi adeguati, con illuminazione insufficiente e strade dissestate. A ciò si aggiunge l’assenza di un piano concreto per gestire il traffico, soprattutto in prossimità dell’ingresso nord della città.
Manca una visione culturale
Non meno rilevante, secondo i critici, è l’assenza di una progettualità chiara. A pochi passi dal previsto taglio del nastro — definito una “mossa elettorale” — non risulterebbe ancora delineata una programmazione artistica strutturata, né una strategia capace di trasformare il cine-teatro in un vero polo di aggregazione giovanile, in grado di competere con l’offerta delle piattaforme digitali.
Il timore: occasione sprecata
Da qui la preoccupazione finale: che un’opera ritenuta necessaria possa nascere con limiti strutturali e gestionali tali da comprometterne il valore sociale e occupazionale, trasformando un potenziale beneficio per la comunità in un possibile costo per le casse comunali.