Mercoledì 12 Dicembre 2018

APPELLO DI CINQUE EX SINDACI DI LADISPOLI: INTITOLIAMO LA NUOVA PIAZZA ALLA COSTITUZIONE In evidenza

Vota questo articolo
(1 Vota)
Giovedì, Settembre 20, 2018 12:49

 

PALIOTTA, GANDINI, BARGIACCHI, CIOGLI, CIVITELLA: INTITOLIAMO LA NUOVA PIAZZA ALLA COSTITUZIONE

Il recente voto dei Consiglieri di destra favorevole all’intitolazione di Piazza Grande a Giorgio Almirante, segretario del Movimento Sociale scomparso nel 1987 senza aver pronunciato una parola di autocritica sul suo passato fascista e razzista, non può non destare un vivo allarme, sia per l’offesa alla storia nazionale e della Città sia per l’uso distorto del mandato elettorale.

I nomi delle vie e delle piazze servono per ricordare e celebrare le personalità che hanno onorato la cultura, il progresso e la civiltà: tra queste sicuramente non merita di essere annoverato Almirante.

Redattore capo, nel 1938, del periodico “La difesa della razza”, deve essere considerato a pieno titolo un mandante morale della persecuzione degli ebrei italiani che, discriminati prima con le leggi razziali volute dal fascismo, in oltre settemila saranno poi deportati e sterminati nei lager nazisti. Con la complicità, dal 1943, della Repubblica Sociale Italiana (stato vassallo della Germania) nata sulle rovine del Paese sconfitto.

Anche in questa risorta e disperata dittatura Almirante troverà il modo di distinguersi come firmatario dell’Avviso che, affisso in tutte le località del centro-nord, prevedeva la fucilazione per i giovani di leva che non volevano arruolarsi nell’esercito repubblichino. Nascostosi, dopo il 25 aprile, sfugge alla prigione sfruttando l’amnistia proposta nel 1946 da Palmiro Togliatti, allora ministro della giustizia.

Anni dopo le leggi libertarie della neonata Repubblica gli consentiranno l’ingresso in Parlamento, dove non si scuserà mai del suo operato con il popolo italiano.

Era il giugno del 1944 quando il socialista Pietro Scala ritornò, dopo venti anni di cancellazione delle cariche elettive da parte del Regime, sindaco provvisorio di Civitavecchia, di cui eravamo frazione. A lui successe nelle prime libere elezioni del 1946 Renato Pucci che confermerà nel suo incarico di delegato per Ladispoli Domenico Pierlorenzi, indicato dal Comitato di Liberazione della frazione. Nel 2016 a questi verrà intitolato, con voto unanime dell’Assemblea cittadina, il Palazzo Comunale.

Dopo Civitavecchia dal 1949 Ladispoli è stata amministrata da Cerveteri e, finalmente, nel 1970 ha ottenuto la sospirata Autonomia.

In tutti questi anni le alleanze politiche sono state diverse ma i confronti, a volte aspri, si sono svolti sempre nel rispetto delle regole democratiche e dei valori della Costituzione, determinando così un clima che ha favorito la straordinaria crescita della nostra comunità, operosa e solidale.

Per quanto riguarda, infine, l’uso improprio del mandato elettorale, è opportuno ricordare che il voto del 2017 era di tipo amministrativo e che per questo motivo, al ballottaggio, l’elettore ha scelto chi doveva risolvere i problemi della città e non improvvisati revisori della storia locale e nazionale colpevoli inoltre, con questo atto, di aver provocato una profonda lacerazione nel tessuto della Città.

Per ricomporre questo strappo particolarmente grave in un momento in cui, per i tanti problemi incombenti, la collettività avrebbe bisogno della massima collaborazione proponiamo, sulla base di valori condivisi, l’intitolazione della piazza alla Costituzione che, dal 1° gennaio del 1948, ha garantito la nascita e la crescita della nostra Democrazia.

La condanna del Fascismo è uno dei valori fondanti e alla Costituzione, come noi prima, anche il sindaco Alessandro Grando ha giurato una osservanza leale.

Siro Bargiacchi

Gino Ciogli

Furio Civitella

Amico Gandini

Crescenzo Paliotta

 

Share |
Ultima modifica il Giovedì, 20 Settembre 2018 12:57